Il Gatto con gli Stivali
Fiaba3-5 anni

Il Gatto con gli Stivali

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Libro illustrato
Il Gatto con gli Stivali
Punti chiave della storia
  1. 1

    Il gatto intelligente aiuta il suo amico povero a trovare la fortuna.

  2. 2

    L'ingegno e l'astuzia sono armi potenti per superare le difficoltà quotidiane.

  3. 3

    Il gatto usa piccoli trucchi gentili per far conoscere Thomas al Re.

  4. 4

    Con coraggio e astuzia il gatto sconfigge un orco terribile e prepotente.

  5. 5

    Grazie al suo fedele gatto, Thomas diventa ricco e sposa la principessa.

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C’era una volta, nel cuore pulsante di un piccolo villaggio incastonato tra dolci colline dorate che sembravano onde di un mare di grano maturo, un giovane ragazzo di nome Thomas. Il sole baciava i tetti di paglia ogni mattina, ma la vita di Thomas era tutt’altro che radiosa; viveva in un capanno umile, dove l’odore della terra bagnata si mescolava al profumo di polvere antica. Il suo unico compagno in quel mondo silenzioso era un vecchio gatto dal pelo lucido come l’ebano, morbido al tatto come velluto e dagli occhi color ambra, profondi, intelligenti, vivaci e capaci di scrutare fin dentro l’anima delle persone. Una sera, mentre la luce del tramonto tingeva il cielo di sfumature di rosa confetto, arancio bruciato e viola intenso, il gatto si avvicinò a Thomas, che sedeva sconsolato su uno sgabello di legno che cigolava a ogni suo respiro pesante. Il micio si stiracchiò con estrema grazia, allungando le zampe nere, e disse con voce ferma, calda e rassicurante: «Mio caro Thomas, non avvilirti così, la tristezza è come una nebbia che offusca la vista. La tristezza non riempie la dispensa, ma l’ingegno sì. Per far fortuna serve solo un pizzico di astuzia e un pizzico di audacia. Procurami un paio di stivali robusti, fatti su misura per le mie zampe, e un sacco di tela ben resistente, e ti prometto che la tua vita cambierà per sempre, trasformandosi in una fiaba». Thomas, sebbene sorpreso da quella strana e bizzarra richiesta, sentì una scintilla di speranza accendersi nel suo petto; si fidava del suo gatto come di un fratello e sapeva che quell’animale non parlava mai a vanvera. Thomas impegnò i pochi spiccioli che aveva per acquistare cuoio di qualità. Il gatto indossò gli stivali, che gli calzavano a pennello donandogli un’aria nobile, audace e quasi cavalleresca, e con un balzo felino svanì nel bosco ombroso, dove le foglie sussurravano segreti al vento e il profumo del muschio riempiva l’aria. Tra i cespugli di bacche selvatiche e felci alte, il gatto mosse la coda con pazienza infinita, attendendo immobile come una statua, finché un grasso coniglio curioso non finì dritto nel suo tranello fatto di sagacia. Con un inchino degno di un cortigiano, il gatto si recò a corte. «Maestà, il mio signore, il Marchese di Carabas, vi invia questo dono in segno di umile omaggio», disse, facendo roteare i lunghi baffi bianchi con aria di grande importanza. Il Re, colpito da tanta cortesia e deliziato dalla bontà della selvaggina, ne fu profondamente grato. Nei giorni seguenti, il gatto tornò spesso, portando capponi succulenti, pernici dal piumaggio iridescente e fagiani dal profumo di sottobosco, sempre a nome del misterioso e generoso Marchese. Un meriggio dorato, il gatto venne a sapere che il Re e la sua splendida figlia, la principessa Isabella, il cui sorriso ricordava la primavera e i cui capelli sembravano fili di luce, avrebbero passeggiato lungo le rive del fiume cristallino. «Presto, Thomas!», esclamò il gatto con urgenza, mentre correva tra i mobili poveri del capanno. «Vai a fare un bagno nel fiume e non temere nulla, lascia fare a me». Quando la carrozza reale, scintillante di decorazioni dorate e trascinata da cavalli dal mantello niveo, si avvicinò al corso d’acqua, il gatto gridò con tutto il fiato che aveva in gola: «Aiuto! Il Marchese di Carabas sta affogando!». Il Re riconobbe subito il messaggero di quei doni prelibati e ordinò alle guardie di salvare il giovane. Thomas, bagnato, infreddolito e tremante, fu avvolto in abiti regali intessuti di seta blu notte e filo d’oro, che lo facevano apparire come un vero principe delle fiabe. Isabella lo guardò e, incantata dal suo sguardo gentile, dal viso arrossato per l'imbarazzo e dal suo portamento semplice, sentì il cuore battere forte come un tamburino. Il gatto, correndo più veloce del vento lungo la strada sterrata e tra i campi coltivati, intimò ai contadini che falciavano il fieno sotto il sole cocente: «Se il Re vi chiederà di chi è questa terra, rispondete che appartiene al Marchese di Carabas! Se non lo farete, sarete nei guai e pagherete le conseguenze!». I contadini, intimoriti dalla severità di quel felino in stivali che sembrava conoscere ogni segreto del regno, obbedirono prontamente. Quando il Re passò e chiese informazioni sulla ricchezza di quel territorio, i contadini risposero in coro, inchinandosi profondamente. Il sovrano rimase sbalordito da tanta abbondanza e fertilità. Finalmente, il corteo giunse dinanzi a un castello imponente dalle torri svettanti che sfidavano le nuvole, dimora di un terribile orco la cui sola ombra faceva tremare le finestre. Il gatto entrò con aria spavalda nella vasta sala del trono, dove l’orco sedeva cupo e imponente su un trono di pietra grezza. «Ho sentito dire, mio signore, che possiedi il potere magico di trasformarti in qualsiasi creatura!», esclamò il gatto con finta ammirazione, inchinandosi con grazia. L’orco, tronfio e pieno di sé, ruggì diventando un leone gigantesco e feroce. Il gatto tremò teatralmente, nascondendo però un guizzo di divertimento negli occhi ambrati: «Oh, che paura! Ma scommetto che non potresti diventare un piccolo, minuscolo topo, così da nasconderti in un angolino e sfuggire a qualsiasi minaccia!». L’orco, cadendo nella trappola, si rimpicciolì subito in un topolino grigio che correva freneticamente sul pavimento di marmo. Con un balzo fulmineo e preciso, il gatto lo acchiappò, risolvendo il problema una volta per tutte. Quando il Re giunse al castello e ne ammirò gli splendidi saloni decorati con arazzi antichi e lampadari di cristallo che riflettevano la luce, non ebbe più dubbi: il Marchese di Carabas era il degno sposo per sua figlia. Le nozze furono celebrate con banchetti infiniti dove musica e risate riempivano l’aria di gioia pura. Da quel giorno, il gatto, divenuto un gran signore viziato, si godeva la vita sul cuscino più morbido e profumato del castello, circondato da panna fresca, ciotole di latte tiepido e tante carezze affettuose, senza più alcun bisogno di cacciare nemmeno un topo per cena, ma vivendo finalmente la vita da re che aveva sempre saputo di meritare.

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Quiz della storia

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1. Cosa ha chiesto il gatto a Thomas per aiutarlo a cambiare la sua vita?

2. Come si è comportato il gatto con l'orco per riuscire a sconfiggerlo?

3. Qual è uno dei messaggi principali che possiamo imparare da questa storia?

4. Perché il gatto ha fatto credere al Re che tutte le terre appartenessero al 'Marchese di Carabas'?