La Gallinella Rossa
Animali3-5 anni

La Gallinella Rossa

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Libro illustrato
La Gallinella Rossa
Punti chiave della storia
  1. 1

    Rosellina trova il grano e chiede aiuto ai suoi amici per piantarlo.

  2. 2

    Gli amici sono pigri e rifiutano di aiutarla, quindi Rosellina lavora da sola.

  3. 3

    Il profumo del pane appena sfornato attira gli amici, ma lei non condivide.

  4. 4

    Chi non aiuta nel lavoro non ha il diritto di godersi il premio.

  5. 5

    Gli amici capiscono lo sbaglio e imparano che collaborare rende tutto più bello.

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C'era una volta, in una fattoria baciata dal sole dove l'erba era così verde da sembrare di smeraldo e i fiori di campo, come piccole margherite e papaveri timidi, danzavano felici al ritmo della brezza mattutina, una piccola gallinella rossa dalle piume lucenti come il fuoco vivo. La chiamavano Rosellina e ogni mattina, quando le prime luci dell'alba tingevano il cielo di pennellate delicate di rosa confetto e arancio ambrato, lei svegliava il mondo con un allegro e squillante chicchirichì che sembrava una sinfonia di speranza, facendo sorridere persino i fiori ancora chiusi nel loro sonno notturno. Un giorno, mentre razzolava felice vicino alla vecchia staccionata di legno nodoso, ricoperta di un muschio vellutato color bosco, scorse qualcosa di magico brillare tra la terra umida: erano dei chicchi di grano, piccoli tesori dorati, tondi, lucenti e carichi di mille promesse silenziose. I suoi occhietti neri, vispi e brillanti come due bacche di ginepro appena colte dopo la pioggia, brillarono di pura gioia. «Oh, che tesoro prezioso ho trovato!» esclamò tra sé e sé, arruffando le piume color cremisi per l'emozione che le faceva battere forte il cuoricino nel petto. «Se li pianto con pazienza e cura, sotto lo sguardo attento del sole, cresceranno spighe alte, robuste e dorate, e avrò finalmente tutto il grano necessario per preparare un pane profumato, croccante e delizioso, perfetto da condividere con chi amo.» Decisa, con il petto gonfio di fierezza e lo sguardo colmo di speranza, si avvicinò ai suoi amici che riposavano beatamente all'ombra di una grande quercia secolare, le cui fronde creavano un merletto di ombre e luci dorate. Il gatto dal mantello grigio, morbido come seta, si leccava pigramente le zampe con colpi lenti e metodici, il topo faceva un sonnellino rimbussato tra la paglia dorata che profumava di fieno secco, e il maiale, cicciottello e roseo come un confetto, si rotolava felice nel fango fresco per ripararsi dal calore crescente del mezzogiorno. «Cari amici, il mattino è splendido e la terra è pronta,» disse la gallinella con una vocina argentina e gentile che sembrava il tintinnio di campanellini. «Chi mi aiuta a piantare questo grano prezioso?» Il gatto aprì lentamente un solo occhio verde smeraldo, sbadigliò mostrando i dentini bianchi e sottili come aghi, e miagolò con una voce trascinata e stanca: «Non io, cara amica, ho tutto il pelo da pulire e sistemare, è un lavoro così lungo e faticoso che non avrei proprio tempo per la terra!». Il topo, scuotendo il musino roseo e vibrando i baffi sottili, pigolò con una vocina sottile: «Non io, non io, per carità! Sono troppo impegnato a sognare formaggi prelibati e cunicoli segreti tra le radici, il lavoro mi renderebbe troppo stanco!». E il maiale, senza nemmeno alzare il grugno dal fango tiepido, grugnì sonnolento e cupo: «Non io, oh no, fa troppo caldo per muoversi e sudare sotto questo sole, sto così bene qui al fresco, lasciami sognare le ghiande!». La gallinella, sospirando con un filo di malinconia, tornò al campo con il passo deciso di chi sa cosa deve fare. Scavò piccoli solchi ordinati con le zampette esperte, coprì i semi con la terra morbida, scura e generosa, e li innaffiò con acqua fresca che brillava come diamanti liquidi al sole. Lavorò sodo sotto il tepore della giornata, cantando canzoncine dolci per incoraggiare i semi a germogliare e a rompere il guscio. Passarono i giorni, il grano spuntò timido come una carezza verde, crebbe alto, forte e si tinse di un giallo dorato che danzava al soffio del vento come un mare d'oro increspato. Ogni volta che la gallinella chiamava aiuto per mietere, per trebbiare quel grano prezioso o per portarlo al mulino a macinare fino a farne farina finissima e leggera come nuvole estive, riceveva sempre la stessa, identica risposta pigra: «Non io!». La gallinella, con le ali un po' stanche per la fatica ma il cuore coraggioso e la mente colma di sogni, portò a termine ogni singolo compito da sola, godendosi il profumo intenso della terra, il canto melodioso delle cicale che riempiva l'aria vibrante e il sussurro confortante del vento tra le spighe mature. Infine, arrivò il momento magico: la farina divenne un impasto soffice che lievitò lentamente vicino al focolare, gonfiandosi come un soffice cuscino sotto una coperta calda. Quando infornò il pane, un profumo celestiale di crosta croccante, lievito naturale e grano tostato si diffuse per tutta la fattoria, stuzzicando i nasi di tutti gli abitanti pigri. Il gatto, il topo e il maiale accorsero immediatamente, scodinzolando, annusando l'aria golosi e leccandosi i baffi. «Chi mi aiuta a mangiarlo?» chiese la gallinella con un sorriso dolce ma fermo. «Io! Io! Io!» gridarono all'unisono, pronti a banchettare. Ma la gallinella, con sguardo limpido e gentile, scosse la testolina rossa: «Oh no, amici miei! Quando ho dovuto piantare, mietere, trebbiare e macinare, nessuno di voi è venuto a darmi una zampa o a lenire la mia fatica. Ora che il pane è pronto, fragrante e dorato, lo mangerò solo con i miei piccoli pulcini che mi hanno accompagnata con il loro dolce pigolio, standomi sempre vicino». I tre amici abbassarono il capo, sentendosi improvvisamente molto sciocchi e terribilmente affamati. Capirono finalmente che il duro lavoro della gallinella meritava rispetto e dedizione. Da quel giorno, le cose cambiarono profondamente: quando la gallinella trovava del grano, il gatto correva a scavare con entusiasmo, il topo portava l'acqua con piccole gocce tra i denti e il maiale aiutava a trasportare i pesanti sacchi di farina. Lavorare insieme rendeva tutto più leggero, come una danza, e il pane, condiviso dopo una faticosa giornata, aveva un sapore di festa, di sole e di grande armonia. La gallinella, orgogliosa e felice, insegnò a tutti che il vero frutto di un raccolto non è solo il grano che riempie la pancia, ma la gioia infinita di aver costruito qualcosa insieme, imparando che chi mette impegno nel cammino, merita sempre di sedersi al banchetto finale come un re o una regina.

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Quiz della storia

Mettiti alla prova e scopri cosa hai imparato!

1. Cosa ha trovato Rosellina la gallinella nel campo?

2. Perché gli amici di Rosellina non l'hanno aiutata a lavorare?

3. Cosa ha fatto Rosellina quando il pane è stato finalmente pronto?

4. Qual è il valore più importante che si impara in questa storia?