Pollicina
Fiaba6-8 anni

Pollicina

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Libro illustrato
Pollicina
Punti chiave della storia
  1. 1

    Pollicina nasce da un fiore magico dopo il desiderio di una donna sola.

  2. 2

    La piccola Pollicina affronta pericoli ma trova aiuto grazie alla sua gentilezza.

  3. 3

    Prendersi cura di una rondine ferita è un gesto di grande amore.

  4. 4

    La libertà è il bene più prezioso per chi ama il sole.

  5. 5

    La vera grandezza non dipende dalle dimensioni, ma dal cuore puro.

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C'era una volta, in un piccolo villaggio avvolto dal dolce profumo dei tigli in fiore, una donna che ogni sera sedeva davanti alla finestra. Mentre il cielo si tingeva di viola e le prime stelle brillavano come polvere di diamante, lei sospirava, stringendosi il petto, sentendo un vuoto che solo un amore grande avrebbe potuto colmare. Il suo desiderio era un filo invisibile, lungo e teso verso l'infinito: voleva tanto, tantissimo, un bambino da coccolare, qualcuno a cui raccontare le storie che le danzavano nel cuore, storie di fate, di eroi e di boschi incantati. Un pomeriggio di pioggia dorata, quando il sole giocava a nascondino con le nuvole creando arcobaleni fugaci, una fata dai vestiti fatti di rugiada e petali di loto bussò alla sua porta. I suoi occhi erano antichi e gentili, come se avessero visto nascere tutte le montagne del mondo. Senza dire una parola, la creatura le porse un chicco d'orzo, ma non era un chicco comune: brillava di una luce calda, pulsante, quasi fosse una perla caduta dal paradiso durante una notte di plenilunio. Piantalo in un vaso di terracotta profonda e vedrai, sussurrò la fata con un sorriso che sapeva di brezza estiva e di prati in fiore. La donna obbedì subito, colmando il vaso di terra scura e ricca di nutrienti, curandolo ogni giorno come se fosse un tesoro prezioso. Annaffiava la terra con gocce di acqua pura raccolta al mattino presto, pregando che il suo desiderio prendesse vita. Pochi giorni dopo, uno stelo timido e sottile fece capolino dalla terra, allungandosi con vigore verso la finestra. In men che non si dica sbocciò un fiore meraviglioso, simile a un tulipano regale dai petali color zafferano, venati di striature di porpora vellutata che sembravano dipinte a mano. Il profumo era inebriante, un misto di miele, vaniglia e rugiada. Proprio al centro del fiore, seduta con la grazia di una regina su un trono di seta, c'era una bambina minuscola, non più grande del pollice di un adulto. Aveva occhi chiari come gocce di rugiada mattutina e capelli d'oro filato che splendevano al minimo raggio di sole, come se custodissero la luce di mille soli. La donna, estasiata, sentì il suo cuore riempirsi di una gioia immensa e la chiamò Pollicina. Per lei, la casa divenne un regno incantato; un guscio di noce levigato dal fiume, lucido e scuro, divenne la sua culla, foderata con i petali più soffici e profumati di una violetta selvatica, soffici come piume di cigno. Pollicina viveva tra le tovaglie di pizzo della donna, giocando con le briciole di biscotto come se fossero banchetti reali. Ma la bellezza pura ha il difetto di attirare sguardi indiscreti. Una notte, mentre il villaggio dormiva cullato dal canto monotono dei grilli, un grosso rospo dalla pelle viscida, grigia e bitorzoluta, e con gli occhi color fango, saltò attraverso la finestra socchiusa, attratto dal profumo di fiore di Pollicina. Vedendo la bambina che dormiva tranquilla, il mostriciattolo gracidò con una voce roca che spaventò le ombre: Che sposa perfetta per mio figlio, il mio piccolo rospetto brontolone! Senza esitare, la afferrò con le sue zampe palmate, umide e appiccicose, e saltò via nel buio profondo, sparendo tra i cespugli del giardino. La portò fino a uno stagno dalle acque profonde e nere, dove le ninfee danzavano pigramente. La lasciò prigioniera sopra una grande foglia di ninfea che galleggiava a riva, lontana dalla salvezza. Pollicina si svegliò sentendo il freddo umido della notte, l'odore acre del fango e il suono rauco delle rane che gracidavano intorno a lei, una sinfonia stonata che le stringeva il cuore. Le lacrime iniziarono a rigarle le guance, luccicando come piccole perle. I pesciolini che nuotavano sotto la foglia, udendo i suoi singhiozzi dolci come trilli di uccellini, ebbero compassione di quella creaturina così fragile. Con un paziente lavoro di squadra, iniziarono a rosicchiare il gambo robusto della ninfea, i loro dentini che scricchiolavano contro le fibre vegetali finché, con uno scatto improvviso, la pianta si staccò dal fondo. La corrente, limpida e lenta, trasportò la foglia lontano dallo stagno, verso il fiume che brillava sotto la luna come una lunga sciarpa d'argento. Fu un viaggio da sogno: libellule dalle ali iridescenti volavano intorno a lei come piccoli elicotteri colorati, e i fasci di luce lunare danzavano sull'acqua creando sentieri d'argento che sembravano condurre in un mondo segreto. Pollicina si sentiva al sicuro, cullata dal ritmo dell'acqua. All'improvviso, un grande coleottero verde smeraldo, abbagliato dalla bellezza di Pollicina e dal suo splendore dorato, scese in picchiata, emettendo un ronzio vibrante. La ghermi con delicatezza e la portò in alto, verso le fronde degli alberi più alti. Ma gli altri insetti, vedendola passare, iniziarono a bisbigliare con invidia e malizia: Che creatura buffa, ha solo due zampe, è così fragile, non ha nemmeno le antenne! Che orrore!. Il coleottero, sentendosi a disagio per i commenti sprezzanti degli altri, la abbandonò frettolosamente in un prato fiorito, atterrando su una margherita. Pollicina, sola e smarrita in quel prato immenso, affrontò l'inverno gelido che arrivava con i suoi manti bianchi. Il vento soffiava pungente, sibilando tra i rami spogli, e la neve copriva i fiori. Tremando dal freddo, camminò finché non trovò una porticina scavata nel terreno: era la tana accogliente di un vecchio topo di campagna, che viveva circondato da cumuli di chicchi di grano e radici calde. Poverina, esclamò il topo con voce gentile, mentre le offriva un cantuccio coperto di muschio, entra subito! Qui ci sono chicchi di grano, calore e un rifugio sicuro contro la tempesta. Pollicina visse lì per un tempo, aiutando il topo a pulire le sue stanze, ma il topo aveva un piano: voleva darle in sposa alla sua vicina, una talpa ricca, che viveva in un palazzo sotterraneo pieno di tappeti e gallerie, sempre cieca, sempre brontolona e che detestava il sole e il cielo azzurro, considerandoli inutili sprechi di energia. Pollicina guardava il soffitto di terra buia e sospirava con tristezza, ricordando il profumo dei tigli: Io voglio vedere la luce del mattino, i colori dei fiori e l'azzurro del cielo, non l'ombra scura di queste radici sotterranee!. Un giorno, mentre esplorava un corridoio profondo, trovò una rondine immobile, con un'ala sottile ferita dal gelo che le impediva di volare. Con infinita dolcezza, Pollicina la coprì di lanugine calda, le portò gocce di acqua fresca ogni giorno e frammenti di grano, prendendosi cura di lei per tutto il lungo inverno. Quando il primo tepore primaverile tornò ad accarezzare la terra, facendo spuntare i primi crochi colorati, la rondine, ormai guarita, spiegò le sue ali d'ebano, sentendo il richiamo del cielo. Vieni con me, piccina, cinguettò felice, sentendo la gratitudine vibrare nel suo petto. Volarono insieme sopra foreste rigogliose che parevano un tappeto verde, prati fioriti che profumavano di miele e mari azzurri che scintillavano come zaffiri sotto il sole di mezzogiorno, finché non giunsero in una terra dove i fiori non appassivano mai, un luogo dove l'eterna primavera cantava tra i petali di ogni pianta. Lì, nel calice di una rosa di porpora, Pollicina incontrò un piccolo principe, leggero come l'aria e trasparente come il cristallo, con ali lucenti e occhi colmi di una gioia pura che pareva contenere tutto l'universo. Sarai la mia regina, le disse lui, offrendole una corona d'oro fine come un filo di ragno e luminosa come la brina. Pollicina sentì la sua schiena farsi leggera e un paio di ali bianche, candide e perfette, le spuntarono sulla schiena. Divenne la principessa dei fiori, accolta dalla musica festosa delle api e delle farfalle. Aveva imparato che la gentilezza è una bussola che non sbaglia mai: la rondine l'aveva condotta alla libertà, e la sua piccolezza si era rivelata il segreto più prezioso per scoprire un mondo vasto, colorato e pieno d'amore, dimostrando a tutti che non serve essere grandi per avere un destino meraviglioso, basta saper custodire la luce dentro il proprio cuore.

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Quiz della storia

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1. Come è nata Pollicina nella storia?

2. Perché i pesciolini hanno aiutato Pollicina quando era prigioniera del rospo?

3. Quale importante insegnamento ci dà il comportamento di Pollicina verso la rondine ferita?

4. Cosa ha scoperto Pollicina alla fine del suo lungo viaggio?