C'era una volta, nel cuore di una foresta antica dove i pini sussurravano segreti al vento e le felci formavano tappeti di smeraldo, un lupo di nome Zanna. Era magro come un ramoscello secco, con il pelo color dell'argento stinto e le costole che facevano capolino sotto la pelle, ma i suoi occhi ambrati brillavano di una luce selvaggia e vivace. Un mattino, mentre cercava tra le radici di una quercia qualche bacca per calmare il brontolio del suo stomaco, giunse ai margini del bosco. Lì, vicino a una casa di legno che profumava di fumo di legna e pane appena sfornato, vide un cane maestoso, tondo e lucente, che riposava pigramente al sole. Il suo pelo era folto, morbido come velluto, e aveva il colore del miele scuro. Zanna si fermò, incantato da quella visione di benessere. Si avvicinò lentamente, annusando l’aria che sapeva di stufato e sicurezza. «Per tutti i rami del bosco!» esclamò il lupo con voce rauca ma gentile. «Sei una creatura meravigliosa. Il tuo pelo splende come se fosse stato lavato nella rugiada d’oro. Come fai a essere così robusto e felice, mentre io devo correre tutto il giorno solo per trovare un boccone di carne?» Il cane, che si chiamava Fido, aprì un occhio, sbadigliò pigramente e si stiracchiò con gratitudine. «Oh, caro amico della foresta,» rispose con tono calmo e orgoglioso, «la mia vita è un sogno. Ho un padrone premuroso che ogni mattina mi porta una ciotola piena di avanzi succulenti e ossa saporite. Non devo far altro che abbaiare un poco per fare la guardia alla casa e tenere lontani gli estranei. È un piccolo prezzo per una vita così comoda!» Il cuore del lupo fece un salto. L'idea di una ciotola piena ogni sera sembrava una magia. «Dici davvero? Potrei avere anch'io tutto questo?» chiese Zanna, con la coda che per un istante accennò un timido movimento. «Certamente,» rispose Fido con un sorriso amichevole. «Vieni con me. Il mio padrone cerca sempre qualcuno di vigile.» Zanna fece per seguirlo, sentendo già il calore di un focolare nelle ossa stanche, ma proprio in quel momento la luce del mattino colpì il collo di Fido, rivelando qualcosa di strano. Il pelo, solitamente così folto, in quel punto era scomparso, lasciando spazio a una striscia di pelle nuda, arrossata e segnata da brutte cicatrici. Il lupo si bloccò, incuriosito. «Aspetta, amico mio. Cos’è quella macchia sulla tua gola? Sembra il segno di una ferita che non ha mai smesso di bruciare.» Fido abbassò lo sguardo, arrossendo leggermente. «Oh, quella? È solo il segno del collare. A volte sfrega un po' quando la corda si tende, ma è solo un dettaglio, non è nulla di grave,» rispose il cane con una punta di imbarazzo nella voce. Zanna si avvicinò e scostò delicatamente il pelo intorno alla cicatrice. «Un collare? E a cosa serve un collare se sei libero di andare dove vuoi?» Fido sospirò profondamente, e per la prima volta il suo sguardo sembrò triste. «Beh, non sono esattamente libero. Di notte, e spesso anche di giorno, devo stare alla catena, così non posso allontanarmi troppo dalla porta di casa.» Il lupo indietreggiò d'un colpo, come se avesse toccato un carbone ardente. I suoi occhi ambrati brillarono di una nuova fiamma. «Una catena? Mi stai dicendo che la tua sazietà ha un prezzo così alto? Preferirei mille volte sentire il vuoto nello stomaco piuttosto che il ferro attorno al collo!» Fido tentò di rispondere, ma le parole gli morirono in gola. Zanna scosse il capo con decisione, voltando le spalle a quella casa accogliente. «La tua vita è un tesoro che non vorrei mai, perché il cibo passa, ma la prigionia resta per sempre. Addio, amico mio. Preferisco la mia libertà e il bosco che mi chiama, anche se stasera avrò ancora fame.» E così, il lupo si addentrò di nuovo nel cuore ombroso della foresta, correndo leggero sul muschio, fiero e solo, con il vento tra i peli e il cuore che batteva al ritmo della sua immensa, preziosa libertà.

