C'era una volta, nel cuore di un prato dorato dove i fiori danzavano leggeri al soffio del vento mattutino, una lepre vanitosa di nome Zampa-Svelta. Aveva il pelo color nocciola, morbido come velluto, e zampe lunghe e muscolose che le permettevano di solcare l'erba come una freccia scoccata da un arco. Zampa-Svelta amava mettersi in mostra, saltellando qua e là e gridando a ogni creatura del bosco: «Guardatemi! Sono io la più veloce del mondo! Nessuno, dico proprio nessuno, può sperare di battermi in una corsa!» Quel mattino, mentre il sole faceva capolino dietro le colline, incontrò Riccio-Spino. Era una creatura piccola, tonda e un po' goffa, che camminava lentamente tra le radici dei vecchi alberi, annusando la terra umida. La lepre si fermò, facendo una piroetta, e con un sorrisetto sprezzante disse: «Ehi tu, piccolo guscio di spine! Come mai ti muovi così a rilento? Sembri una lumaca senza guscio!» Riccio-Spino si fermò, sollevò il musetto e rispose con calma: «La lentezza non è un difetto, Zampa-Svelta. Anzi, a volte è proprio la pazienza a portare i risultati migliori. E sai cosa ti dico? Ti sfido a una gara!» La lepre scoppiò in una risata così forte da far spaventare le farfalle vicine. «Tu? Contro di me? Ma se hai le zampe corte quanto un filo d'erba! Mi faresti solo perdere tempo prezioso per il mio riposino pomeridiano.» Ma Riccio-Spino non si arrese: «Domani mattina, al limitare del campo di patate, proprio dove il terreno si fa morbido e profumato. Accetti o hai paura di una sconfitta?» Zampa-Svelta, gonfiando il petto per l'orgoglio, esclamò: «Accetto! Sarà la gara più facile della mia vita.» Quella sera, Riccio-Spino tornò a casa dalla sua dolce sposa, Ricciolina. Con un sussurro complice, le spiegò il suo piano ingegnoso. «Cara, domani la lepre correrà da un capo all'altro del campo di patate. Tu dovrai nasconderti tra i solchi all'arrivo, e io mi posizionerò alla partenza. Quando la vedrai arrivare ansante, dovrai fare capolino e gridare con tutta la tua voce: 'Sono già qui!'.» Ricciolina, con un luccichio di intelligenza negli occhi, annuì felice. Il mattino seguente, l'aria era frizzante e profumava di terra appena lavorata. Zampa-Svelta arrivò al punto di partenza, battendo le zampe con impazienza. «Pronta a perdere, piccolo amico?» chiese con arroganza. Il riccio, placido, rispose: «Cominciamo!» Con un balzo prodigioso, la lepre partì come un fulmine, sollevando una nuvola di polvere. Mentre correva, sentiva il vento fischiare nelle orecchie e vedeva i fiori sfrecciare via come macchie colorate. Quando arrivò in fondo al campo, col cuore che batteva forte, vide una figura scura uscire dai solchi. Era Ricciolina, che con un sorriso tranquillo esclamò: «Sono già qui!» La lepre sgranò gli occhi, incredula. «Com'è possibile? Sei troppo veloce per essere un riccio!» Senza fermarsi a riflettere, corse furiosamente verso il punto di partenza. Appena giunse lì, Riccio-Spino, che era rimasto nascosto tra le foglie, sbucò fuori e gridò: «Sono già qui!» Zampa-Svelta, confusa e con il respiro che si faceva affannoso, si voltò e ricominciò a correre, avanti e indietro, su e giù per il campo, sotto il sole sempre più caldo. A ogni arrivo, sentiva la stessa frase, come un eco magico che la tormentava. Alla fine, la povera lepre, sfinita e con la lingua di fuori, si accasciò a terra tra i fili d'erba, incapace di fare un altro passo. Il riccio, con estrema calma e il suo solito passo felpato, si avvicinò alla lepre sconfitta. «Vedi, amica mia,» disse dolcemente, «la forza e la velocità non servono a nulla se non sono guidate dall'astuzia. La vera vittoria appartiene a chi sa usare la mente.» E così, tra il fruscio del grano e il canto leggero degli uccellini, tutti compresero che l'umiltà e l'intelligenza sono doni ben più preziosi di qualsiasi dote fisica.

