Il Cavallo e il Cervo
Animali3-5 anni

Il Cavallo e il Cervo

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Libro illustrato
Il Cavallo e il Cervo
Punti chiave della storia
  1. 1

    Il cavallo era geloso del suo prato e non voleva condividerlo con il cervo.

  2. 2

    Per cacciare il cervo, il cavallo ha chiesto aiuto a un uomo prepotente.

  3. 3

    L'uomo ha ingannato il cavallo, mettendogli sella e morso per domarlo.

  4. 4

    Il cavallo ha ottenuto il prato ma ha perso per sempre la sua libertà.

  5. 5

    L'avidità e la gelosia portano solo a tristi conseguenze per chi le prova.

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C'era una volta un bellissimo cavallo dal manto lucente come la seta, color del castagno maturo, che viveva in un prato così verde e rigoglioso da sembrare un tappeto di velluto intessuto di rugiada. Ogni mattina, il cavallo trotterellava felice tra i fiori di campo, il cui profumo dolce e inebriante si diffondeva nell'aria fresca del mattino. Per lui, quel regno era tutto: un paradiso di pace dove il fruscio del vento tra le fronde degli alberi cantava una melodia senza fine. Un giorno, però, il silenzio sereno fu interrotto da un leggero scalpiccio. Dalle ombre del bosco vicino, emerse un cervo nobile ed elegante, con grandi occhi scuri pieni di curiosità e palchi di corna che parevano rami d'argento. Senza chiedere il permesso, l'ospite si avvicinò ai cespugli di trifoglio e iniziò a mangiare placidamente. Il cavallo, vedendo la sua preziosa erba sparire sotto il muso dello sconosciuto, sentì una strana e pungente morsa al cuore: la gelosia. Sbuffando nervosamente e battendo lo zoccolo sul terreno, gridò con voce vibrante di rabbia: «Ehi, tu! Questa è casa mia! Questo prato è mio e quest'erba è il mio cibo! Vattene subito, non c'è posto per te qui!» Il cervo, che aveva un animo calmo come la superficie di un lago al crepuscolo, sollevò la testa con grazia e rispose con infinita dolcezza: «Mio caro amico, il prato è vasto e il sole splende per tutti. La terra non appartiene a nessuno, e l'erba cresce per chiunque abbia fame. Perché tanta animosità? Siamo creature della stessa natura.» Ma il cavallo, accecato dal suo egoismo e incapace di condividere la bellezza che lo circondava, non volle sentire ragioni. Voleva che il cervo sparisse, voleva sentirsi l'unico padrone indiscusso di quel verde infinito. Così, con il cuore pieno di un desiderio cattivo, decise di cercare aiuto. Corse verso il limite del prato, dove un uomo lavorava la terra, e nitrendo con forza attirò la sua attenzione. «Ti prego,» disse il cavallo, parlando quasi con voce umana, «c'è un cervo che vuole rubare il mio cibo. Aiutami a cacciarlo via, ti scongiuro!» L'uomo, che da tempo osservava il maestoso animale, sorrise con una punta di malizia negli occhi. «Ti aiuterò,» rispose l'uomo accarezzandogli il muso, «ma ad una condizione: dovrai lasciarmi mettere il morso tra i tuoi denti e la sella sulla tua schiena. Solo così potrò salire in groppa e inseguire il tuo fastidioso ospite con la velocità necessaria.» Il cavallo non ci pensò due volte. L'idea di vedere il cervo lontano era così forte da offuscare ogni prudenza. Accettò tutto: la fredda cinghia che si stringeva sui fianchi, il morso d'acciaio che gli negava la libertà del respiro, e la sella che gravava come un peso sul suo dorso fiero. Insieme, uomo e cavallo si lanciarono al galoppo, veloci come il vento, inseguendo il povero cervo fin dentro le profondità oscure della selva. Una volta ottenuto il suo scopo, il cavallo si fermò, ansante e sudato, e con il capo chino chiese: «Ora il cervo se n'è andato, il prato è di nuovo tutto mio. Ti prego, toglimi questo morso e questa sella, voglio tornare a correre libero come un tempo.» L'uomo, scendendo con calma e stringendo le redini, scoppiò in una risata gelida che rimbombò tra gli alberi: «No, mio caro, ora tu sei mio. Mi servi esattamente così, per portarmi in giro e servirmi nelle mie faccende.» Il cavallo, colto da un terrore immenso, si rese conto dell'errore fatale. La sua gelosia lo aveva condotto dritto in una prigione di cuoio e metallo. Non era più il re del prato, ma uno schiavo dell'uomo. La favola ci insegna che chi cerca di fare del male agli altri per un capriccio, finisce per tendere un laccio a se stesso. Il cavallo voleva difendere ciò che non era minacciato e, per farlo, ha smarrito il dono più prezioso di tutti: la libertà. Senza più il prato verde, senza più la sua indipendenza, capì troppo tardi che l'avidità è un'ombra che, quando cerchi di afferrarla, ti trascina nel buio.

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Quiz della storia

Mettiti alla prova e scopri cosa hai imparato!

1. Perché il cavallo era arrabbiato con il cervo?

2. Cosa ha chiesto il cavallo all'uomo per cacciare il cervo?

3. Cosa è successo al cavallo dopo aver accettato l'aiuto dell'uomo?

4. Qual è il principale insegnamento di questa storia?