C'era una volta, incastonato tra le montagne smeraldine e un cielo che sembrava pennellato d'azzurro, un castello antico dalle torri altissime. A pochi passi da lì, maestoso e inquietante, si ergeva il vulcano spento che ogni tanto sbuffava nuvolette di cenere color cenere, come un gigante che sospira nel sonno. In quel castello viveva la principessa Aurora, una giovane dal cuore d'oro e dagli occhi curiosi come due specchi di bosco. Sfortunatamente, da tempo immemorabile, un drago viveva tra le rocce laviche del cratere. Era una creatura dalle scaglie color ambra e occhi simili a zaffiri liquidi, che ogni tanto scendeva verso valle sputando lingue di fuoco, trasformando i campi di grano in distese dorate di cenere. Il re, preoccupato per il suo popolo, aveva emanato un editto che risuonava in tutto il regno: 'Chiunque riuscirà a scacciare il drago e a liberarci dal suo terrore, sposerà la mia cara figlia e diventerà erede del trono!' Così, cavalieri lucenti giungevano da terre lontane, col clangore delle armature che faceva tremare le finestre, ma nessuno di loro tornava mai indietro, svanendo tra i fumi del vulcano. Aurora, stanca di vedere il regno paralizzato dalla paura, decise che era giunto il momento di agire. Non indossò un’armatura, ma un abito leggero color perla, e con coraggio iniziò la salita lungo i sentieri scoscesi. L’aria si faceva sempre più calda e profumava di zolfo e roccia antica. Giunta sulla bocca del vulcano, vide il drago: non era un mostro feroce, ma una creatura rannicchiata su se stessa, che emetteva piccoli singhiozzi simili a brontolii di tuono lontano. 'Perché bruci i nostri villaggi?' chiese Aurora con voce ferma ma dolce, avvicinandosi senza timore. Il drago sussultò, aprendo un occhio grande quanto uno scudo. 'Perché ho paura!' rispose con un sibilo profondo che faceva vibrare la terra. 'Ogni volta che mi avvicino, gli uomini scagliano lance e frecce. Mi difendo col fuoco, ma il mio cuore vorrebbe solo un po' di compagnia.' Aurora sentì una fitta di tristezza. 'Non devi difenderti se non c'è chi ti attacca. Se ti offriamo la nostra pace, prometti di spegnere le fiamme?' Il drago annuì solennemente, facendo piovere una pioggia di scintille dorate attorno a loro. Aurora tornò al castello e, davanti a tutta la corte sbigottita, spiegò: 'Il drago non è un nemico, è un amico che ha avuto paura. La pace si ottiene parlando, non con la forza.' Il re, colpito dalla saggezza della figlia, accettò. Da quel giorno, il drago divenne il guardiano del regno, riscaldando le case durante i gelidi inverni e danzando nei cieli notturni con fuochi d'artificio color smeraldo. Aurora scelse di non sposare nessuno, dedicando la sua vita allo studio e al governo, diventando una sovrana illuminata. La sua storia ci insegna che, spesso, dietro l'aspetto più temibile si nasconde un'anima che attende solo di essere ascoltata, perché la vera forza sta nel comprendere, non nel combattere.

