C'era una volta, in un villaggio incastonato tra verdi colline che sembravano carezzate dal sole, un ragazzo di nome Hans. Accanto a lui, come la sua ombra più fedele, viveva Franco. Erano amici inseparabili, di quelli che condividevano persino gli spicchi di una mela sotto il grande salice piangente. Un mattino, mentre la rugiada brillava ancora sull'erba come polvere di stelle, Hans decise che era giunto il momento di cercare fortuna altrove. Franco, con un sorriso sincero e un pizzico di malinconia negli occhi, frugò nella sua vecchia bisaccia. Tieni, prendi il mio coltello, disse porgendogli un oggetto dal manico consumato ma dalla lama lucente. Ti servirà lungo la strada, tra i boschi oscuri e le montagne impervie. Hans lo prese con gratitudine e partì verso l'orizzonte. Passarono i mesi, le stagioni si rincorsero e Hans tornò al villaggio. Non era più il ragazzo povero di un tempo; ora indossava abiti di seta lucente e le sue tasche tintinnavano d'oro. Franco lo accolse con una festa, ma quando fu il suo turno di partire per cercare la propria sorte, Hans, ormai mutato dalla ricchezza, voltò le spalle. Ora sono ricco e ho molte cose a cui pensare, non ho bisogno di darti nulla, disse freddamente, evitando lo sguardo deluso dell'amico. Franco, nonostante il cuore ferito, partì a testa alta. Durante il suo viaggio, si addentrò in una valle dove il vento fischiava come un lamento tra le rocce grigie. All'improvviso, un gigante imponente, alto come una quercia secolare, gli sbarrò la strada con un ruggito che fece tremare la terra. Proprio in quel momento, Hans, che stava tornando da un affare, passò di lì e vide la scena. Senza esitare, corse incontro all'amico. Ti aiuterò io! gridò Hans, sguainando la spada. Ma il gigante era terribile, una montagna di muscoli e rabbia. Vai via, Hans! gridò Franco, temendo per la vita del compagno. Non puoi batterlo, è troppo forte! Hans, però, non ascoltò. Si lanciò nella mischia, ma un colpo potente del gigante lo scagliò contro una roccia, lasciandolo ferito e tremante al suolo. Vedendo l'amico caduto, Franco sentì un fuoco nuovo ardere nel petto. Il dolore per Hans gli diede una forza sovrumana e, con un balzo audace, affrontò il gigante, mettendolo in fuga tra grida di sconcerto. Franco corse subito da Hans, pulendogli il viso dal sangue. Perché mi hai aiutato, dopo che ti ho voltato le spalle? chiese Franco con voce rotta dall'emozione. Hans, debole ma sereno, rispose: Perché sei mio amico. L'amicizia non si misura dai doni, ma dai fatti. Franco capì che l'orgoglio aveva oscurato il suo cuore. Divise la sua fortuna con Hans e da quel giorno tornarono a essere inseparabili. L'Amico Fedele insegnò a tutti che la vera amicizia non chiede, ma dà. Franco aveva dato il coltello e Hans aveva dato tutto se stesso. L'amicizia, quella vera, non è un commercio, ma un dono puro, che resta, vive e pulsa con il cuore.

