Il Razzo Celebre
Fiaba6-8 anni

Il Razzo Celebre

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Il Razzo Celebre
Punti chiave della storia
  1. 1

    Il razzo era molto orgoglioso e si vantava di essere il migliore di tutti.

  2. 2

    Gli altri fuochi lavoravano con umiltà e gioia, senza cercare attenzioni speciali.

  3. 3

    A causa della sua superbia, il razzo rimase dimenticato e finì nel fango.

  4. 4

    Anche quando finalmente brillò, accadde di giorno e nessuno notò il suo splendore.

  5. 5

    L'insegnamento è che l'umiltà rende le persone più felici e apprezzate dagli altri.

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C'era una volta, in un magazzino buio e profumato di polvere da sparo e carta antica, un razzo dalla punta dorata e la livrea di un rosso acceso, così brillante da sembrare dipinto con il sangue del tramonto. Era un razzo molto orgoglioso, forse troppo per le sue piccole dimensioni. Si pavoneggiava davanti agli altri fuochi d'artificio, gonfiando il petto di cartone pressato ogni volta che qualcuno passava vicino alla loro cassa. «State a sentire bene!» esclamava con una voce sottile e squillante. «Quando arriverà il momento, quando la miccia verrà finalmente sfiorata dalla fiamma, farò un botto così fragoroso da far tremare la terra e un arcobaleno di scintille così luminoso che il sole si sentirà oscurato. Tutti, grandi e piccini, dovranno ricordare per sempre il mio nome!» Gli altri fuochi, dei piccoli petardi modesti e delle ruote di girandola un po' stropicciate, lo ascoltavano con pazienza. «Noi siamo felici di fare il nostro dovere,» rispondevano con calma. «Brilleremo per un istante, danzeremo nel cielo nero della notte e poi ci spegneremo serenamente, lasciando dietro di noi solo un profumo di magia.» Ma il razzo rideva, scuotendo la sua punta affilata: «Voi siete comuni, creature da quattro soldi! Io sono speciale, io sono nato per il gran finale!» La notte della festa arrivò con il suo mantello di velluto scuro trapuntato di stelle vere. Il prato era gremito di gente che rideva e mangiava zucchero filato, il cui profumo dolce si mescolava all'aria frizzante. Uno a uno, i fuochi furono accesi: i romani sparavano sferette di luce argento, i canditi disegnavano petali di fuoco rosa e i tondi esplodevano in crisantemi blu. Ognuno faceva il proprio mestiere con gioia, svanendo nel buio con un sospiro di soddisfazione. Il razzo, però, rimase solo nella cassa. «Aspettano il gran finale!» sussurrava a se stesso, cercando di non tremare. «Mi tengono per ultimo perché sono il più prezioso.» Ma la festa finì, il silenzio tornò a regnare e nessuno venne a prenderlo. Qualcuno lo prese e lo gettò via, ed egli finì rotolando in un fosso fangoso, tra foglie marce e il gracidare malinconico delle rane. «Che posto orribile e umido!» si lamentò, sentendo la propria carta inumidirsi. Le rane, con i loro occhi grandi e dorati, lo osservarono curiose. «Sei bagnato, povero razzo,» gracidarono. «Non potrai mai più brillare.» Ma lui rispondeva testardo: «Voi non capite, io sono speciale!» Il tempo passò, finché due ragazzi, giocando tra l'erba alta, lo trovarono e, mossi da un brivido di curiosità, lo gettarono in un falò ormai tiepido. Il razzo, sentendo il calore, si rianimò per un ultimo sforzo. La miccia sfrigolò, il fuoco lo avvolse e, con un colpo secco, egli partì. Ma era giorno ormai, il sole alto e radioso rendeva invisibile ogni scintilla. «Almeno mi avranno sentito!» pensò, mentre il suo fumo svaniva nell'azzurro. Ma nessuno lo sentì, perché il mondo era troppo pieno di voci e di vita. Il razzo si spense, orgoglioso e solo. La superbia lo aveva portato alla delusione: chi si crede superiore, spesso finisce per essere dimenticato, mentre la vera luce è quella che, senza orgoglio, si dona agli altri con umiltà.

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Quiz della storia

Mettiti alla prova e scopri cosa hai imparato!

1. Perché il razzo si comportava in modo superbo con gli altri fuochi d'artificio?

2. Cosa è successo al razzo la notte della festa?

3. Cosa ha provato il razzo quando è esploso finalmente nel falò?

4. Qual è il messaggio principale che ci insegna questa storia?