C'era una volta, incastonato tra le colline color smeraldo di un piccolo villaggio italiano, un gatto dal pelo color cenere e gli occhi lucenti come due zaffiri. Il suo nome era Bagatto. Non era un felino comune: Bagatto era un vero e proprio mago. Camminava con una grazia regale, la coda che ondeggiava come un pennello magico, e ogni volta che sfiorava una pietra grigia con la sua zampina morbida, questa si trasformava in un biscottino dorato al profumo di burro e miele. Se l'acqua limpida della fontana del borgo gli sembrava troppo insipida, gli bastava un soffio e il liquido diventava succo di fragola zuccherino, fresco e frizzante. I bambini del villaggio lo adoravano; appena lo vedevano spuntare da dietro un vicolo, le loro risate risuonavano nell'aria come campanellini d'argento e lo seguivano in corteo, sperando di assaggiare una delle sue prodigiose leccornie. Ma Bagatto possedeva anche una scintilla di astuta furbizia. Un pomeriggio, mentre il sole tingeva i tetti di arancione, Bagatto notò il fornaio del paese. Era un uomo dal grembiule infarinato, ma con il cuore stretto in un pugno, che si rifiutava categoricamente di regalare anche solo una briciola di pane ai poveri che bussavano alla sua porta. Bagatto si avvicinò con passo felpato, avvolto in un'aura di mistero, e si sedette proprio sulla soglia del forno. 'Mastro fornaio,' miagolò il gatto con tono suadente, 'ti vedo stanco di faticare così tanto per poche monete. Ti insegnerò un trucco portentoso: inserisci una sola moneta d'oro nel forno spento, chiudi lo sportello e, al tuo riaprire, ne troverai dieci!' Il fornaio, accecato dall'avidità, non perse tempo. Senza curarsi della strana richiesta, scivolò dentro una scintillante moneta. Ma non appena il metallo toccò il fondo, Bagatto picchiettò una zampa contro il legno e, con un lampo di luce azzurra, la moneta divenne una pietra grezza e pesante. 'Hai cercato di ingannare chi ha fame,' disse il gatto con voce ferma, 'ora hai una pietra invece di un pane!' Il fornaio, colto dal terrore nel vedere la sua cupidigia trasformarsi in un sasso, tremò. 'Ti prego, gatto magico, perdonami! Ho sbagliato!' gridò. Da quel giorno, il suo forno profumò sempre di pane caldo destinato a chiunque avesse il ventre vuoto, distribuito gratuitamente con un sorriso sincero. Solo allora, Bagatto sorrise e, con un battito di ciglia, restituì alla moneta il suo valore. 'Bravo,' mormorò il gatto, 'la generosità è la vera magia.' Un altro giorno, un bambino seduto su un muretto piangeva in silenzio, sentendosi solo e senza amici. Bagatto gli si avvicinò dolcemente, strofinando il suo musetto caldo contro la guancia del piccolo. Poi, alzò lo sguardo al cielo azzurro dove grandi nuvole bianche vagavano lente. Con un cenno della zampa, le trasformò in figure di gatti, cani e uccelli che iniziarono a danzare nell'aria. Il bambino scoppiò in una risata cristallina e ben presto altri piccoli accorsero incuriositi, unendosi a lui. 'Hai visto?' sussurrò Bagatto. 'La magia non sta nei trucchi, ma nel far sorridere gli altri.' Così, il gatto Bagatto insegnò a tutti che i veri miracoli non si compiono con bacchette fatate, ma con un cuore capace di donare. Ogni sorriso regalato e ogni pane condiviso sono incantesimi più potenti di mille monete, perché nascono dall'amore che vive dentro ciascuno di noi.

