C'era una volta, nel cuore di un bosco antico dove gli alberi sembravano sussurrare segreti al vento, un riccio piccolino di nome Rollo. Rollo aveva il muso a punta, il nasino lucido come una bacca scura e una schiena coperta di aculei marroni che tremavano ogni volta che camminava tra le foglie secche facendo crac-crac. Un mattino di sole, mentre annusava l'aria profumata di muschio e resina, Rollo incontrò uno sconosciuto sotto una grande quercia secolare. Era un porcospino, un po' più robusto, con aculei lunghi e striati di bianco e nero. Si guardarono a lungo, meravigliati. Rollo inclinò la testolina a destra e a sinistra. "Oh, guarda!" esclamò con una vocina sottile. "Hai visto? Sei uguale a me! Hai gli aculei proprio sulla schiena, come se portassi un vestito di spilli! Sei proprio simile a me!" Il porcospino, che si chiamava Poldo, gonfiò il petto con un sorriso furbo. "Semmai, caro amico, sei tu che sei simile a me! Sono arrivato io per primo in questo pezzetto di bosco!" Iniziarono a discutere, muovendo le zampette e facendo versi buffi, ma dopo qualche istante di bisticcio, scoppiarono entrambi in una risata argentina che fece volare via una farfalla appoggiata lì vicino. "Va bene, va bene," disse Poldo asciugandosi gli occhi. "Siamo diversi, certo, ma in fondo siamo tanto simili!" Divennero amici inseparabili, correndo tra i fiori di campo e cercando i funghi più teneri sotto i cespugli. Ma presto si accorsero di un piccolo, doloroso problema. Un giorno, spinti da un grande affetto, decisero di farsi un abbraccio. Rollo fece un passo avanti, Poldo fece lo stesso, ma appena le loro schiene si sfiorarono, saltarono in aria gridando: "Ahi! Che dolore!" Gli aculei si erano intrecciati come punte di freccia. "Ahi! Mi hai punto il naso!" esclamò Rollo massaggiandosi il muso. "E tu hai punzecchiato la mia zampina!" rispose Poldo soffiando sul dolore. Si sedettero abbattuti su un tappeto di muschio soffice. "Come facciamo a dimostrarci quanto ci vogliamo bene se non possiamo abbracciarci?" chiese Rollo con gli occhi lucidi. Poldo sospirò, guardando le foglie dorate cadere dagli alberi. Pensarono a lungo, in un silenzio rotto solo dal cinguettio degli uccelli. All'improvviso, gli occhi di Rollo brillarono. "Ho un'idea strepitosa!" esclamò, correndo verso un cumulo di foglie secche. "Prendiamo queste foglie larghe e morbide e incastriamole tra i nostri aculei! Saranno come un soffice mantello!" Si misero al lavoro con grande impegno: scelsero le foglie più colorate, quelle color ocra, rosso fuoco e giallo oro. Quando furono ben ricoperti, sembravano due piccoli mucchietti di autunno che camminavano. Si avvicinarono lentamente, trattenendo il fiato, e finalmente si strinsero in un abbraccio lungo e caldo. Non pungeva affatto! "Funziona!" gridarono in coro, felicissimi. Da quel giorno, il bosco divenne testimone di scene meravigliose: due piccoli animali che si muovevano abbracciati, protetti dal loro magico manto di foglie. Gli altri animali, come la volpe saggia o lo scoiattolo curioso, li guardavano passare sorridendo. "Ma guardateli! Che amici strani!" mormoravano divertiti. "Ma che amici veri!" ribattevano subito gli uccellini sui rami. Un pomeriggio, un giovane tasso si avvicinò e chiese incuriosito: "Ditemi, come fate a essere così uniti, se siete così diversi?" Rollo, con un tono dolce, rispose: "La diversità non è un ostacolo, se si ha il coraggio di cercare una soluzione. Le nostre foglie sono il nostro segreto: ci proteggono e ci permettono di esprimerci con amore." La fiaba insegnò a tutti che l'amicizia vera sa superare ogni barriera. Rollo e Poldo avevano dimostrato che, per chi vuole bene davvero, non esistono spine abbastanza acuminate da impedire un abbraccio. Basta un po' di pazienza, una dose di fantasia e la voglia sincera di trovare il modo di restare vicini. E così, ogni volta che nel bosco cadeva una foglia, i due amici sapevano che era arrivato il momento di aggiungerne un'altra al loro meraviglioso abbraccio.

