C'era una volta, a Firenze, un poeta di nome Dante. Una notte, si smarrì in un bosco scuro. Non trovava la via e aveva paura. Ma apparve il poeta Virgilio, che veniva dall'antica Roma. «Dante» disse, «ti manda Beatrice, la donna che ami. Devi fare un viaggio: attraverso l'Inferno, il Purgatorio e il Paradiso, per trovare la via della virtù.» Dante, coraggioso, accettò. **La porta dell'Inferno** Dante e Virgilio arrivarono alla porta dell'Inferno. C'era scritto: «Lasciate ogni speranza, voi ch'entrate.» Dante ebbe paura, ma Virgilio gli prese la mano. «Non temere» disse. «Io sono con te.» Entrarono in un mondo buio, dove non c'era luce, solo ombra. **Il fiume Acheronte** Arrivarono a un fiume scuro, l'Acheronte. Caronte, il vecchio barcaiolo, traghettava le anime. Dante tremava, ma Virgilio lo rassicurò. «Queste anime non ti faranno male. Sono quelle che non hanno scelto né il bene né il male.» **I pigri e gli indifferenti** Nel primo cerchio, Dante vide le anime di chi non aveva fatto nulla nella vita: né bene né male. Correvano dietro a una bandiera, per sempre, senza scopo. «Vedi?» disse Virgilio. «Chi non sceglie, non vive davvero. La vita richiede coraggio, decisioni.» Dante capì: non si può restare fermi, bisogna scegliere. **Il Limbo** Nel Limbo c'erano i grandi poeti e filosofici antichi: Omero, Orazio, Ovidio, Lucano. Non avevano sofferto, ma non potevano vedere Dio, perché erano nati prima di Cristo. Dante li salutò con onore. «Sono i miei maestri» disse. Virgilio sorrise: «Anche io sono qui.» **I golosi** Nel terzo cerchio, Dante vide chi aveva mangiato troppo. Erano nel fango, sotto una pioggia fredda. «Chi pensa solo al cibo» disse Virgilio, «perde il senso della vita.» Dante capì che il cibo è per vivere, non si vive per mangiare. **Gli avari e i prodighi** Nel quarto cerchio, due schiere si spingevano rotolando pesi. Gli uni avevano accumulato troppo, gli altri sprecato tutto. «Vedi?» disse Virgilio. «Chi tiene troppo e chi butta troppo, sono uguali: nessuno usa bene ciò che ha.» **Gli iracondi** Nel quinto cerchio, il fiume Stige. Gli iracondi si battevano nell'acqua fangosa, pieni di rabbia. «La rabbia» disse Virgilio, «acceca. Chi si arrabbia sempre, non vede la bellezza del mondo.» **La città di Dite**nOltre il fiume, la città di Dite, con le mura di fuoco. Lì dentro erano i peccatori peggiori. Dante ebbe paura, ma Virgilio lo guidò. Un angelo aprì la porta e i due entrarono. **Gli eretici** Nel sesto cerchio, tombe aperte con fuoco dentro. Erano quelli che non avevano creduto. «La fede» disse Virgilio, «è come una stella: guida nel buio. Chi non crede, si perde.» **Il cerchio della violenza** Nel settimo cerchio, un fiume di sangue bollente: i violenti. Poi il bosco degli suicidi: alberi che erano state persone. Infine, una sabbia ardente: i violenti contro Dio, la natura e l'arte. Dante capì che la violenza, contro gli altri o se stessi, è sempre male. **La palude della frode** Oltre, un abisso. Virgilio e Dante scesero sul dorso del mostro Gerione, che volava nel vuoto. Sotto, l'ottavo cerchio, pieno di fossati: i fraudolenti. Seduttori, adulatori, simoniaci, indovini, barattieri, ipocriti, ladri, consiglieri fraudolenti, seminatori di discordia, falsari. Ognuno con la sua pena, proporzionata alla colpa. «Vedi?» disse Virgilio. «Chi inganna, si inganna da solo. La frode è la peggiore colpa, perché usa la mente, il dono più grande, per fare il male.» **Il fondo dell'Inferno** In fondo, il nono cerchio: i traditori. Ghiacciati in un lago gelato. Al centro, Lucifero, enorme, con tre facce, che mastica i traditori peggiori: Giuda, Bruto e Cassio. Dante, vedendo il male assoluto, capì: il tradimento è il peggio, perché rompe la fiducia, il legame più sacro. **L'uscita** Dante e Virgilio si arrampicarono su per il corpo di Lucifero e uscirono dall'Inferno. Emergendor, videro le stelle. «Siamo fuori» disse Virgilio. «Ora, il Purgatorio.» Dante respirò l'aria pura e guardò il cielo. Il viaggio nell'Inferno era finito. Ora, la salita verso la luce. La favola insegnó che il male esiste, ma si può superare. Dante, che aveva visto il peggio, non si era perso, perché aveva Virgilio, la ragione, a guidarlo. E l'Inferno, con i suoi cerchi, era il specchio dell'anima: ognuno vede la pena del proprio vizio. Ma chi ha il coraggio di guardare, può uscire. Perché il male, anche se profondo, ha un fondo, e oltre il fondo, c'è la luce. E Dante, con la sua penna, aveva mostrato a tutti che si può attraversare il buio e uscire, se si ha la ragione e l'amore a guidare, perché l'Inferno non è un luogo, ma uno stato: chi sceglie il male, ci vive; ma chi sceglie il bene, ne esce, sempre, anche quando sembra impossibile.

