C'era una volta, al tempo di Carlo Magno, un cavaliere di nome Orlando. Era il più forte, il più coraggioso, il più leale. Combatté per la fede e per l'impero. Ma un giorno, si innamorò di Angelica, una principessa orientale. Angelica era bella, ma non amava Orlando. Amava Medoro, un giovane moro. Orlando, scoprendo questo, impazzì. Il dolore, la gelosia, la follia lo presero. Corse per il mondo, nudo, urlando, distruggendo. «La follia» dissero i poeti, «è il prezzo dell'amore non corrisposto.» Ma Orlando non era solo. Aveva un cugino, Rinaldo, e un amico, Astolfo. Astolfo, per guarire Orlando, volò sulla luna, su un ippogrifo, un cavallo alato. Sulla luna, trovò il senno di Orlando, perso nella follia, e lo riportò sulla terra. Orlando, guarito, tornò in sé. «Cosa ho fatto?» disse. «Ho perso la testa per amore. Ma l'amore non è follia: è scelta. E io scelgo di essere me stesso.» Riprese la spada, la ragione, l'onore. Ma la storia non finì qui. C'erano anche altri cavalieri: Ruggiero, che amava Bradamante; Marfisa, guerriera indomabile; Rodomonte, re superbo. Ognuno con la sua storia, la sua avventura, il suo amore. Ruggiero e Bradamante si amarono, ma dovevano superare ostacoli. Ruggiero fu catturato, liberato, catturato di nuovo. Bradamante lo cercò, lo trovò, lo perse. Ma alla fine, si sposarono. Dalla loro unione nacque la famiglia Estense, che governò Ferrara. Marfisa, la guerriera, combatteva per il piacere. Non amava, non odiava: combatteva. Ma un giorno, scoprì di avere un fratello, Ruggiero. «La famiglia» capì, «è più forte della battaglia.» E depose la spada. Rodomonte, il superbo, sfidò Ruggiero. Ma fu sconfitto. «La superbia» disse, morendo, «è la peggiore nemica. Chi si crede il più forte, è il più debole.» L'Orlando Furioso insegnó che l'amore, la follia e la ragione sono intrecciate. Orlando, che aveva perso la testa per amore, l'aveva ritrovata con l'aiuto degli amici. E i cavalieri, ognuno con la sua storia, avevano dimostrato che la vita è un intreccio di avventure, amori, follie. Ma chi, come Orlando, ritrova la ragione, vince. Perché la follia, anche quando è d'amore, è perdita, e la ragione, anche quando è difficile, è ritrovamento. E l'ippogrifo, che vola sulla luna, è il simbolo della speranza: anche quando tutto sembra perso, si può volare, cercare, trovare. E chi trova la ragione, anche dopo la follia, è il vero eroe, non perché non cade, ma perché si rialza, e Ariosto, con la sua penna magica, aveva mostrato che la vita, come un poema, è fatta di episodi, intrecci, avventure, ma alla fine, c'è sempre un ritorno, un riconoscimento, una pace, perché la vita, come il poema, trova sempre il suo senso, anche nella follia.

