C'era una volta, in un villaggio, un ragazzo di nome Giovanni che sentiva una voce. Non era la voce di un uomo, ma di un bambino: piccolo, gentile, nascosto. «Chi sei?» chiese Giovanni. «Sono il fanciullino» disse la voce. «Vivo dentro di te.» «Dentro di me?» chiese Giovanni, sorpreso. «Sì» disse il fanciullino. «Ognuno ha un fanciullino dentro: il bambino che era, con i suoi occhi puri, i suoi sentimenti veri. Ma gli adulti lo dimenticano. Io no: io resto, e ti parlo.» Giovanni ascoltava. Il fanciullino gli diceva cose che gli adulti non dicevano. «Guarda quel fiore» diceva. «Non è solo un fiore: è un miracolo.» «Guarda quella nuvola: non è solo acqua: è un sogno.» Giovanni, che stava diventando grande, aveva dimenticato come guardare. Ma il fanciullino glielo ricordava. «Perché te ne sei andato?» chiese Giovanni. «Non me ne sono andato» disse il fanciullino. «Sei tu che non mi ascolti più. Gli adulti, crescendo, smettono di ascoltare. Ma io resto, e aspetto. E chi mi ascolta, ritrova la meraviglia.» Un giorno, Giovanni era triste. La vita da adulto era difficile: lavoro, doveri, preoccupazioni. Il fanciullino disse: «Non dimenticare. Anche da grande, puoi guardare come un bambino. La meraviglia non è dei bambini, ma di chi sa guardare.» Giovanni provò. Guardò un fiore come da bambino: e vide non un fiore, ma un mondo. Guardò una nuvola: e vide non acqua, ma un sogno. Guardò una stella: e vide non luce, ma un desiderio. «Hai ragione» disse. «La meraviglia c'è sempre, se si sa guardare.» Il fanciullino sorrise. «Ora mi senti di nuovo» disse. «Ma non dimenticarmi. Gli adulti, quando dimenticano il fanciullino, perdono la poesia. E la poesia, la meraviglia, è la vita vera.» Giovanni crebbe, ma non dimenticò. Ogni giorno, ascoltava il fanciullino. E quando aveva paura, tristezza, dubbi, il fanciullino gli sussurrava: «Guarda come un bambino. Troverai la meraviglia.» La favola insegnó che ogni adulto ha un bambino dentro. Pascoli, con il fanciullino, aveva mostrato che la meraviglia, la poesia, non sono dell'infanzia, ma di chi sa guardare. E chi, come Giovanni, ascolta il fanciullino, ritrova la purezza, anche da grande. Perché crescere non significa perdere il bambino, ma portarlo con sé, e chi lo porta, vede il mondo con occhi puri, anche quando gli occhi sono vecchi. E il fanciullino, con la sua voce piccola, è la voce della verità, quella che gli adulti dimenticano, ma che resta, sempre, in fondo al cuore, aspettando chi la ascolta, perché la meraviglia, come il fanciullino, non muore mai, ma si addormenta, e chi la sveglia, con l'ascolto, la fa rinascere, perché la poesia non è dei poeti, ma di chi guarda, e chi guarda, anche da adulto, con gli occhi del fanciullino, è poeta, sempre, perché la poesia è sguardo, e lo sguardo, quando è puro, è infinito.

