C'era una volta, un nobile che, durante una mascherata, cadde da cavallo. Si svegliò credendo di essere Enrico IV, l'imperatore germanico del Medioevo. La sua famiglia, per non contraddirlo, lo assecondò: vestì i servi da cortigiani, la casa da castello, la vita da corte medievale. Passarono gli anni. Il nobile, vestito da re, viveva nel Medioevo. I servi, vestiti da cortigiani, lo servivano. La famiglia, vestita da nobili medievali, lo visitava. Tutti fingevano, perché il nobile credeva di essere Enrico IV. Ma un giorno, il nobile si svegliò. La pazzia passò. Capì di non essere Enrico IV, ma se stesso. Ma guardò la sua vita: la famiglia lo aveva ingannato, i servi lo avevano servito, tutti avevano finto. «Voi» disse, «avete finto per anni. E io, che credevo di essere pazzo, ero l'unico sano. Voi, che fingevate, eravate i pazzi.» Il nobile, guarito, avrebbe potuto tornare alla vita normale. Ma non lo fece. «Se torno» disse, «cosa trovo? Una famiglia che ha finto, dei servi che hanno mentito, una vita basata sull'inganno. No. Resto Enrico IV. Perché Enrico IV, anche se finto, è più vero della vostra vita falsa.» La famiglia era disperata. «Sei guarito! Torna!» dicevano. «No» disse il nobile. «La mia vita, come Enrico IV, ha un senso: sono un re, anche se finto. La vostra vita, come voi stessi, non ha senso: fingete, mentite, vivete di apparenze. Io, che sembro pazzo, sono il più libero di tutti.» Un giorno, una donna che il nobile aveva amato da giovane venne a trovarlo. «Sono qui» disse. «Ti amo ancora.» Il nobile la guardò. «Troppo tardi» disse. «Ho perso la giovinezza, la vita, l'amore. Tutto, per una finzione. Ma la finzione, ora, è la mia vita. E la vita, anche finta, è mia.» Il nobile, che aveva scelto la finzione, era prigioniero della sua scelta. Non poteva uscire, non poteva tornare, non poteva essere libero. «La follia» capì, «non è credere di essere un re. La follia è credere di essere sani, quando tutto è finzione. E io, che ho scelto la finzione, sono il più folle e il più saggio: folle, perché vivo una bugia; saggio, perché so di viverla.» Enrico IV insegnó che la follia e la saggezza sono vicine. Pirandello, con questa storia, aveva mostrato che la vita, quando è finzione, può essere più vera della realtà. E il nobile, che aveva scelto di essere Enrico IV, aveva scelto la coerenza: se tutto è finzione, meglio essere una finzione con un senso. Perché la vita non è essere sani o pazzi, ma essere coerenti. E chi, come Enrico IV, è coerente con la sua finzione, è più libero di chi finge di essere sano. E la maschera, anche da re, è una scelta, e chi la sceglie, la indossa con orgoglio, perché la maschera, quando è scelta, è più vera del volto, e il volto, quando non è scelto, è la maschera più falsa di tutte.

