La Patente (Pirandello)
Fiaba6-8 anni

La Patente (Pirandello)

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La Patente (Pirandello)
Punti chiave della storia
  1. 1

    Rosario viene ingiustamente isolato perché la gente crede porti sfortuna.

  2. 2

    Per farsi rispettare, Rosario finge di essere un iettatore a pagamento.

  3. 3

    La paura della gente svanisce quando Rosario usa l'ironia e il gioco.

  4. 4

    La risata sconfigge la superstizione e libera Rosario dal pregiudizio altrui.

  5. 5

    L'insegnamento è che essere se stessi è la vera forma di libertà.

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C'era una volta, in un villaggio siciliano, un giudice di nome Rosario Chiàrchiaro. Era un uomo buono, ma sfortunato. Tutti lo credevano iettatore, cioè portasfortuna. «Stai lontano da lui!» dicevano. «Porta male!» Rosario era triste. Nessuno lo salutava, nessuno lo invitava, nessuno lo voleva vicino. Anche i parenti lo evitavano. «Non è giusto!» diceva. «Sono buono, ma tutti mi odiano per una superstizione.» Un giorno, Rosario andò da un avvocato. «Cosa posso fare?» chiese. «Tutti mi credono iettatore. Voglio giustizia!» L'avvocato ci pensò. «La giustizia» disse, «non può cambiare la superstizione. Ma posso darti un consiglio: se tutti ti credono iettatore, sfruttalo. Diventa iettatore per davvero, ma a pagamento. Chi ti teme, ti pagherà per stargli lontano.» Rosario, all'inizio, era perplesso. «Ma io non sono iettatore!» «Lo so» disse l'avvocato. «Ma se la gente crede, la credenza è più forte della verità. E chi crede, paga. Tu, incassando, dimostri che la credenza è falsa: perché un vero iettatore non si farece pagare.» Rosario capì. Si mise un berretto a sonagli, il cappello dei buffoni, e girò per il villaggio. «Eccomi!» diceva. «Sono il iettatore! Pagatemi, e starò lontano!» La gente, che prima lo evitava, ora lo pagava: per non averlo vicino, per non avere sfortuna. Rosario divenne ricco. Ma il villaggio, piano piano, capì. «Se si fa pagare» dissero, «non è un vero iettatore. Un vero iettatore non si farebbe pagare. È un furbo!» E smisero di pagarlo. Ma smisero anche di temerlo. «Se è un furbo» dissero, «non porta sfortuna. Porta risate!» Rosario, che aveva perso i soldi, aveva guadagnato qualcosa di più: la pace. La gente, che prima lo odiava, ora lo salutava. «Ciao, Rosario!» dicevano. «Sei il furbo del villaggio!» E Rosario, con il suo berretto a sonagli, rideva. «La credenza» disse, «mi aveva odiato. La risata mi ha liberato. E chi ride, non teme.» La patente insegnó che la superstizione, anche quando sembra forte, si sconfigge con la risata. Pirandello, con questa novella, aveva mostrato che la credenza, quando è accettata e sfruttata, perde forza. E Rosario, che aveva indossato il berretto da buffone, aveva trovato la libertà. Perché la libertà non è essere creduti, ma essere se stessi. E chi, come Rosario, accetta la credenza e la trasforma in risata, vince. Perché la risata, come il sole, scioglie il ghiaccio della superstizione, e chi ride, anche se deriso, è libero, perché la libertà non è essere seri, ma essere veri, e la verità, anche con un berretto a sonagli, è più forte della menzogna, perché la menzogna ha paura della risata, e la risata, quando è vera, vince tutto, anche la sfortuna, perché la sfortuna, come la superstizione, esiste solo se la si crede, e chi ride, non crede, ma vive.

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Quiz della storia

Mettiti alla prova e scopri cosa hai imparato!

1. Perché all'inizio gli abitanti del villaggio evitavano Rosario Chiàrchiaro?

2. Cosa decise di fare Rosario seguendo il consiglio dell'avvocato?

3. Cosa è successo quando gli abitanti hanno iniziato a ridere di Rosario?

4. Qual è il messaggio principale della storia?