C'era una volta, in un villaggio, il sabato sera. Era la sera prima della domenica, la festa. Tutti preparavano, aspettavano, speravano. I bambini giocavano. Correvano per le strade, gridavano, ridevano. «Domani è festa!» dicevano. «Niente lavoro, niente scuola, solo gioco!» Le donne cucivano, preparavano i vestiti della festa. «Domani» dicevano, «saremo belle. La festa, anche se breve, merita il meglio.» Gli uomini, stanchi della settimana, riposavano. «Domani» dicevano, «non si lavora. Si riposa, si mangia, si sta insieme.» I vecchi, seduti sulle sedie, guardavano. «Il sabato sera» dicevano, «è il momento più bello. Non perché è festa, ma perché aspetta la festa. L'attesa, anche più della festa, è gioia.» Un ragazzo, Giacomo, guardava tutto. «Il sabato sera» pensò, «è la speranza. Tutti sperano nella festa di domani. Ma domani, quando arriva, è breve. E poi, è di nuovo lunedì: lavoro, fatica, attesa del prossimo sabato.» Giacomo capì: la vita è come il sabato sera. Non è la festa, ma l'attesa della festa. «La speranza» disse, «è più forte della gioia. Chi spera, è vivo. Chi ha tutto, non spera, ed è morto.» La domenica mattina arrivò. La festa era bella: la messa, il pranzo, la famiglia. Ma, alla sera, la festa finì. «Già finita?» dissero i bambini. «Sì» dissero i vecchi. «La festa è breve. Ma il sabato sera, quello lungo, quello è la vita.» Giacomo, che aveva capito, guardò il tramonto della domenica. «Domani è lunedì» disse. «Ma il prossimo sabato arriverà. E l'attesa, ancora, sarà gioia.» Il sabato del villaggio insegnó che la speranza è la vera gioia. Leopardi, con la sua poesia, aveva mostrato che la vita non è la festa, ma l'attesa della festa. E chi, come Giacomo, capisce questo, non è triste, ma saggio. Perché la speranza, anche quando è delusa, è vita. E la festa, anche quando è breve, è bella. E il sabato sera, con la sua attesa, è il simbolo della vita: non il possesso, ma il desiderio. E chi desidera, è vivo. E chi non desidera, è morto. E la vita, come il sabato, è attesa: del domani, della festa, della gioia. E l'attesa, anche quando non arriva, è la gioia più grande, perché la gioia non è avere, ma sperare, e chi spera, anche se non ha, ha tutto, perché la speranza, come il sabato sera, è il momento più bello della vita, quello in cui tutto è possibile, perché non è ancora successo, e ciò che non è ancora, è più bello di ciò che è, perché la realtà, anche bella, delude, ma la speranza, anche vana, non delude mai, perché sperare è già vivere.

