C'era una volta, a Recanati, un ragazzo di nome Giacomo che amava una ragazza, Silvia. Silvia era bella, viva, piena di sogni. Cantava, rideva, lavorava al telaio. Giacomo la guardava, l'amava, le parlava. Ma Silvia era malata. La tubercolosi, la malattia del tempo, la consumava. Giacomo, che era saggio, sapeva. «Silvia» disse, «la vita è breve. Ma tu, anche breve, sei bella. E la bellezza, anche quando passa, resta.» Silvia, che era giovane, non capiva. «Perché parli di morte?» chiese. «Sono viva!» Ma Giacomo sapeva: la vita, anche giovane, è fragile. E la morte, anche lontana, è vicina. Un giorno, Silvia peggiorò. Non poteva più cantare, né ridere, né lavorare. Giacomo la visitò. «Silvia» disse, «non arrenderti. La vita, anche difficile, è bella.» Silvia sorrise. «Lo so» disse. «Ma la vita, anche bella, finisce. E chi ama, perde. Ma chi ha amato, non ha vissuto per nulla.» Silvia morì. Giacomo era devastato. «Perché?» chiese. «Perché la morte prende i giovani, i belli, i buoni?» Nessuno rispose. La morte, che non risponde, prese Silvia. Giacomo, nel dolore, scrisse. Scrisse 'A Silvia', la poesia. «Silvia» scrisse, «sei morta. Ma non sei morta per me. Vivi in questa poesia, viva, bella, giovane. La morte, che ti ha portata, non ti ha tolta. Ti ha trasformata: da vita a poesia.» La poesia parlava di Silvia: la sua voce, il suo sorriso, i suoi sogni. «I tuoi sogni» scrisse Giacomo, «erano belli. La vita, che non li ha realizzati, li ha conservati. E chi sogna, anche se non realizza, ha sognato. E sognare è vivere.» Giacomo guardò il cielo. «Silvia» disse, «ora sei lassù, tra le stelle. Ma sei anche qui, nella poesia. La poesia, che non resuscita, ricorda. E chi ricorda, non perde.» A Silvia insegnó che la morte, anche quando prende, non vince. Leopardi, con la sua poesia, aveva mostrato che la vita, anche breve, è bella. E la memoria, anche quando è dolore, è vita. E Silvia, che era morta, viveva nella poesia, perché la poesia, come la memoria, non resuscita, ma ricorda. E chi ricorda, non perde. Perché la morte, anche quando porta via, non porta tutto: porta il corpo, ma non il ricordo. E il ricordo, anche quando fa male, è la prova che si è amato. E chi ha amato, anche se perde, ha vinto, perché l'amore, anche quando finisce, resta, nel cuore, come una stella, che anche di giorno, anche se non si vede, c'è, e c'è sempre, perché l'amore, come la luce, non muore, ma si trasforma, da presenza a memoria, da vita a poesia, e la poesia, come Silvia, anche morta, è viva, se c'è chi la legge, chi la sente, chi la ama, perché la poesia, come l'amore, non ha bisogno di corpo, ma di cuore, e il cuore, quando ama, è eterno.

