C'era una volta, a Roma, un giovane di nome Andrea che amava il bello. Le arti, i fiori, le donne. La sua vita era estetica: tutto doveva essere bello, elegante, raffinato. Un giorno, Andrea conobbe Elena. Era bella, misteriosa, diversa. Andrea se ne innamorò. Ma Elena, che era sposata, lo teneva lontano. «Avvicinati» diceva. «No, troppo.» «Ancora.» «No.» Il gioco del piacere, per Elena, era il desiderio: non il possesso, ma l'attesa. Andrea, che voleva il piacere, fu frustrato. «Perché mi tenti e mi respingi?» chiese. «Perché» disse Elena, «il piacere, quando è preso, finisce. L'attesa, invece, dura. E chi desidera, anche senza avere, è vivo.» Andrea capì, ma non accettò. Voleva il piacere, non l'attesa. E quando, finalmente, Elena si donò, il piacere fu breve. «Tutto qui?» disse Andrea. «Sì» disse Elena. «Il piacere, anche quando arriva, è breve. L'attesa, quella era lunga. E ora, che hai avuto, non hai più desiderio. E senza desiderio, non hai vita.» Andrea era devastato. Aveva cercato il piacere, e il piacere, anche preso, era vuoto. «La vita» capì, «non è il piacere, ma il desiderio. E chi desidera, anche senza avere, è vivo. Chi ha, anche con il piacere, è morto.» Andrea guardò la sua vita. Le arti, i fiori, le donne: tutto, ora, era vuoto. «Ho cercato il bello» disse. «Ma il bello, anche trovato, non riempie. Manca qualcosa.» «Cosa?» chiese Elena. «L'anima» disse Andrea. «Il piacere, senza anima, è vuoto. E la vita, senza anima, è morte.» Andrea, piano piano, cambiò. Smise di cercare il piacere, iniziò a cercare il senso. Non il bello, ma il buono. Non l'estetica, ma l'etica. «Il piacere» disse, «è bello. Ma il bene, anche brutto, è meglio. E chi cerca il bene, anche senza piacere, è vivo. Chi cerca il piacere, anche con il bello, è morto.» Il piacere insegnó che l'estetica, da sola, è vuota. D'Annunzio, con la sua storia, aveva mostrato che il piacere, anche quando è preso, non riempie. E Andrea, che aveva cercato il bello, aveva trovato il vuoto. E il vuoto, anche bello, è vuoto. E chi lo riempie, non con il piacere, ma con il bene, trova la vita. Perché la vita non è bello, ma senso. E il senso, anche senza piacere, è più forte del piacere. E chi, come Andrea, capisce questo, si trasforma: da edonista a etico, da estetico a morale. E la trasformazione, anche se dolorosa, è la vita vera. Perché la vita, come il piacere, è breve. Ma il senso, come il bene, è eterno. E chi cerca l'eterno, anche nel breve, trova la pace, perché la pace non è piacere, ma senso, e il senso, anche senza piacere, è tutto, perché il tutto non è avere, ma essere, e chi è, anche senza piacere, è vivo, e chi è vivo, anche senza bello, è bello, perché la vera bellezza non è estetica, ma etica, e chi è buono, anche brutto, è bello, e chi è bello senza bontà, è brutto, anche se bello.

