La Coscienza di Zeno (Svevo)
Avventura9-12 anni

La Coscienza di Zeno (Svevo)

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La Coscienza di Zeno (Svevo)
Punti chiave della storia
  1. 1

    Scrivere le proprie emozioni aiuta a capire meglio se stessi e le proprie paure.

  2. 2

    È difficile vincere le cattive abitudini, ma accettare i propri errori rende più sereni.

  3. 3

    Non dobbiamo cercare la perfezione, perché la vita è bella anche con i difetti.

  4. 4

    La salute non significa essere perfetti, ma accettare con gioia chi siamo davvero.

  5. 5

    Vivere in modo spontaneo e sincero è il modo migliore per essere felici.

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C'era una volta, a Trieste, un uomo di nome Zeno che scriveva le sue memorie. Il suo psicoanalista, il dottor S., gli aveva detto: «Scrivi, se vuoi guarire.» E Zeno scriveva. Ma le sue memorie, invece di guarirlo, lo facevano ridere. Zeno raccontò la sua infanzia. «Ero bambino» disse. «Avevo paura del buio, della morte, del padre. Mio padre era severo, forte, lontano. Lo amavo, ma lo temevo. E chi teme il padre, teme la vita.» Zeno raccontò il suo vizio: le sigarette. «Fumo» disse. «Sempre. Ho provato a smettere, ma non ci riesco. L'ultima sigaretta, sempre l'ultima. Ma non è mai l'ultima. Il vizio, anche quando lo si combatte, vince. E chi combatte il vizio, perde. Chi accetta, ride.» Zeno raccontò la morte del padre. «Mio padre» disse, «morì. Ma prima, mi disse: 'Sprecone!' Fu la sua ultima parola. Non sapevo cosa volesse dire. Ma mi ferì. La morte, anche quando è prevista, sorprende. E le ultime parole, anche se strane, restano.» Zeno raccontò il suo matrimonio. «Sposai Ada» disse. «Ma amavo un'altra, Carla. La vita, a volte, è così: sposi una, ne ami un'altra. E chi non accetta, soffre. Chi accetta, ride.» Zeno raccontò la sua coscienza. «La mia coscienza» disse, «è malata. So di essere malato, ma non mi curo. Perché curarsi, a volte, è peggio della malattia. E chi si cura, perde la spontaneità. Chi non si cura, la tiene. E la spontaneità, anche se malata, è vita.» Il dottor S., leggendo le memorie, disse: «Zeno, sei guarito?» Zeno rise. «No» disse. «Ma ho capito: la vita è malattia. E chi cerca la guarigione, perde la vita. Chi accetta la malattia, vive. E chi vive, anche se malato, è sano. Perché la salute non è assenza di malattia, ma accettazione della malattia.» Zeno, alla fine, smise di andare dal dottore. «Il dottore» disse, «vuole guarirmi. Ma io non voglio guarire. Voglio vivere. E la vita, anche malata, è meglio della guarigione, perché la guarigione, anche sana, è morte. E la malattia, anche brutta, è vita.» La coscienza di Zeno insegnó che la vita, anche quando è imperfetta, è vita. Svevo, con la sua storia, aveva mostrato che la spontaneità, anche quando è malata, è vera. E Zeno, che aveva accettato la sua malattia, aveva trovato la pace. E la pace, anche se malata, è pace. Perché la vita non è perfezione, ma accettazione. E chi accetta, anche se imperfetto, è sano. E chi non accetta, anche se perfetto, è malato. E la coscienza, anche quando è malata, è vita. E chi la ascolta, anche se malata, è vivo. E chi è vivo, anche se malato, è più sano di chi è morto, perché la salute non è perfezione, ma vita, e la vita, anche imperfetta, è tutto, perché tutto, anche la malattia, è meglio del nulla, e chi sceglie la vita, anche se malata, sceglie tutto, e chi sceglie la guarigione, anche se perfetta, sceglie il nulla, perché il nulla, anche sano, è vuoto, e il vuoto, anche sano, è morte, e la morte, anche sana, non è vita, e la vita, anche malata, è vita, sempre, perché vivere, anche imperfettamente, è tutto.

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Quiz della storia

Mettiti alla prova e scopri cosa hai imparato!

1. Perché Zeno scriveva le sue memorie?

2. Cosa pensa Zeno delle sue sigarette e dei vizi in generale?

3. Qual è il grande insegnamento di Zeno sulla vita?

4. Alla fine della storia, cosa sceglie Zeno?