C'era una volta, a Venezia, un servo furbo di nome Truffaldino. Era affamato, povero, ma intelligente. Un giorno, arrivò in città e decise: «Servirò due padroni! Così, doppio pasto, doppio salario!» Il primo padrone era Beatrice, una donna vestita da uomo, che cercava il fidanzato, Florindo. Il secondo padrone era proprio Florindo, che cercava Beatrice. Ma Truffaldino non lo sapeva: i due padroni si cercavano, senza sapersi vicini. Truffaldino, che serviva entrambi, faceva confusione. Consegnava le lettere sbagliate, mescolava i bagagli, combinava disastri. «Che confusione!» diceva. «Ma mangio doppio, e questo è ciò che conta!» Un giorno, Truffaldino ricevette denari da entrambi i padroni. «Doppio salario!» disse, felice. Ma la confusione cresceva: i padroni, che non si conoscevano, si incontrarono. «Tu!» disse Beatrice. «Tu!» disse Florindo. Si abbracciarono, felici. Ma Truffaldino era nei guai. I padroni, scoprendo che aveva servito entrambi, erano arrabbiati. «Ci hai ingannati!» dissero. «No» disse Truffaldino. «Vi ho aiutati! Se non servivo entrambi, non vi sareste incontrati!» I padroni ci pensarono. «Hai ragione» dissero. «La tua furbizia, anche se disonesta, ci ha uniti. E chi unisce, anche se furbo, è amico.» Truffaldino fu perdonato. E, come premio, ebbe un pasto doppio: dai due padroni, ora amici. «La furbizia» disse, «quando è innocente, è virtù. E chi è furbo, anche se disonesto, è simpatico, se fa il bene.» Ma la storia non finì qui. Truffaldino si innamorò della cameriera di Beatrice, Smeraldina. «Anche tu sei furba» disse. «Servi due padroni?» «No» disse Smeraldina. «Ma servo una padrona furba. E chi serve i furbi, diventa furbo.» Risero, si abbracciarono. Il servitore di due padroni insegnó che la furbizia, quando è innocente, è divertente. Goldoni, con la sua commedia, aveva mostrato che Truffaldino, anche se disonesto, era simpatico. E la commedia, anche quando è disonesta, è gioia. E chi ride, anche della disonestà, è vivo. Perché la vita, anche quando è seria, ha bisogno di risate. E Truffaldino, con le sue confusione, aveva unito gli amanti. E chi unisce, anche se furbo, è amico. E la furbizia, come la commedia, è innocente, quando fa il bene. E chi fa il bene, anche se furbo, è buono. E Venezia, con i suoi canali e le sue maschere, è il teatro della vita: dove tutti fingono, ma tutti si trovano. E chi si trova, anche se confuso, è felice, perché la felicità non è chiarezza, ma incontro, e chi incontra, anche se per caso, anche se per confusione, è fortunato, perché la fortuna, come Truffaldino, è furba, ma innocente, e chi la segue, anche se affamato, mangia doppio, perché la vita, come la commedia, è abbondante, se c'è chi ride.

